Tranquilli, la SEO non è morta. Anzi: non è mai stata così bene!

Secondo un’antica credenza popolare, sognare la morte di qualcuno è beneaugurante: contribuirebbe infatti ad allungargli la vita. Deve esserci qualcosa di vero, almeno nel caso della SEO: in oltre 15 anni, non contiamo più le volte in cui vari gufi, guru & assimilati ne hanno decretato la morte imminente per mano di: 

  • Algoritmi impietosi;  
  • Social media ansiosi di strapparle il trono del Marketing, che manco i Targaryen coi draghi: 
  • Video accattivanti (“tanto oggi non legge più nessuno, non lo sai?”) 
  • Pubblicità “ma-di-quelle-efficaci-per-davvero, che così hai risultati immediati, mica come con quella rottura di scatole della SEO che richiede MESI prima di ottenere qualcosa, suvvia”. 

(elenco a titolo non esaustivo, altrimenti andiamo avanti fino all’anno prossimo). 

E invece… 

E invece sono arrivati i Nuovi anni Venti e l’Ottimizzazione per il Motore di Ricerca (o Search Engine Optimization) siede ancora nel circolo ristretto della attività di Marketing più efficaci e più richieste da aziende e organizzazioni che decidono di promuoversi attraverso il web.  

Ma qual è il segreto di questa longevità, in un settore in cui quando qualcosa raggiunge i 6 mesi di vita è già vecchio?  

Sorprendentemente, proprio in quelli che all’apparenza vengono considerati dei difetti: 

  1. Nell’Era del fast-marketing, è un metodo a fuoco lento: servono pazienza e costanza per ottenere dei risultati. Ma una volta ottenuti, si rivelano solidi e duraturi: una pagina o un articolo ben ottimizzati funzionano anche a distanza di anni, facendo giustamente i dovuti controlli di monitoraggio. La miglior campagna pubblicitaria, una volta finita, beh, è semplicemente finita… Lo sanno bene tutte quelle aziende e professionisti che affidano alla SEO i contenuti legati alla proposta di valore aziendale (perché i prodotti a catalogo cambiano, le idee no… almeno, si spera!). 
  1. La SEO un’attività multidisciplinare, che coinvolge vari professionisti. Spesso viene identificata erroneamente con il copywriting, ma la scrittura ottimizzata dei testi, seppur fondamentale, è solo una parte del complesso mosaico della SEO. Gli algoritmi di Google considerano oltre 200 fattori per decidere il posizionamento in SERP rispetto a una parola chiave e molti riguardano aspetti tecnici come velocità di caricamento del server (hosting), aspetti di grafica e UX, navigabilità, compatibilità mobile e così via. Questo spinge ad avere una visione olistica del nostro sito web, migliorandone sensibilmente l’esperienza di navigazione anche per l’utente finale. 
  1. La SEO ci spinge a metterci nei panni dell’altro: domandarci con quali chiavi di ricerca (o con quale intento di ricerca) vogliamo essere trovati ci spinge a immedesimarci nel nostro interlocutore ideale (cliente, studente o semplicemente lettore) e a chiederci cosa potrebbe considerare così rilevante da inserirlo nel campo “cerca” di Google. Esistono degli strumenti che permettono di indagare le parole chiave più “gettonate” (chi non conosce Answer the Public? per esempio) ma nessuno strumento può sostituire l’umana empatia.  
  1. La SEO si basa su esplicite manifestazioni di interesse da parte dell’utente/target: in base alla SEO, i nostri contenuti appaiono in risposta a una domanda/richiesta esplicita che l’utente pone a Google. Quindi possiamo essere certi di andare ad intercettare un target realmente interessato, oltre ogni possibile dubbio. L’unica cosa a cui dobbiamo fare attenzione è l’intenzione di ricerca: sappiamo bene che ne esistono vari tipi e affinché i nostri contenuti producano l’effetto desiderato è indispensabile che intercettino quella giusta. L’utente stava cercando qualcosa da acquistare o soltanto cercando informazioni? Aveva già un’idea chiara in testa oppure stava esplorando varie possibilità? Pensiamo a chi sta progettando una vacanza e  

a) sa già dove andare, quando, e quanto può spendere; 

b) è ancora indeciso su date e destinazioni e sta cercando informazioni online, sognando ad occhi aperti. 

Un tour operator saggio può decidere di intercettare entrambi questi target con un utilizzo intelligente del proprio travel blog. Stessa tecnica anche per ambiti decisamente diversi, come quello assicurativo, finanziario o immobiliare (giusto per fare qualche esempio).  

Insomma, in un contesto perennemente mutevole, in cui le professionalità digitali sembrano sempre più volatili e le strategie, specie quelle social, vanno continuamente messe in discussione, la SEO rimane un punto fermo su cui possiamo continuare a contare.  

Certo, non è più la SEO di 10 anni fa. Ma nemmeno di due anni fa: gli algoritmi di Google si aggiornano costantemente e i SEO specialist devono reggere il ritmo. In particolare, l’evoluzione si concentra sulla semantica del linguaggio: l’intelligenza artificiale sta facendo passi da gigante nella contestualizzazione dei testi e nel loro collegamento agli intenti di ricerca. E ogni avanzamento tecnologico è un’enorme opportunità, specie per chi sa coglierla agli inizi. Lo sanno bene Salvatore Aranzulla e i primi blogger che hanno scelto di fare divulgazione informatica in lingua italiana quando era davvero un discorso di nicchia.  

Chissà in quanti gli ripetevano che stavano solo perdendo tempo.  

E voi? Quanto tempo state perdendo per i vostri progetti SEO?  

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